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giovedì 9 giugno 2011

DAL BRAND ALLA USER GENERATED CONTENT: LA COMUNICAZIONE AL TEMPO DEL 2.0: atti del convegno

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Le applicazioni del Crowdsourcing e dell’User Generated Content nella creazione di campagne di comunicazione e pubblicitarie sono state al centro del vivace confronto incentrato sull’analisi di questo crescente fenomeno applicato alla comunicazione.

Ci si è chiesto se questo aumenta o diminuisce la qualità per i clienti, si limita a ribassare il prezzo di una prestazione creativa, consente sviluppo di processi strategici o li trasforma in commodity.

Soprattutto fa bene alle agenzie e ai professionisti della pubblicità e della comunicazione o no? Quali sono i suoi limiti e le sue opportunità?

A queste domande si è cercato di rispondere nell’incontro condotto da Mauro Covino – Proboviro TP – nonché Docente Università LUMSA di Roma, che ha aperto il dibattito affrontando i motivi che hanno portato la nostra Associazione a mettere sotto analisi questa nuova tecnica. In definitiva si tratta di vedere se è vero , come dice Jeff Howe, che la nuova fonte di lavoro economico sono le persone di tutti i giorni, che usano il loro tempo libero per creare contenuti, risolvere problemi, persino occuparsi di Ricerca e Sviluppo? E questo può valere anche in campo pubblicitario?

Una primo tentativo di risposta è venuto nell’intervento iniziale di Giuseppe Ardizzone – Consigliere Nazionale TP – nonché Professore di Economia e Gestione della Comunicazione presso l’Università Europea di Roma, che ha esaminato il fenomeno in tutti i suoi aspetti principali segnalando l’esigenza di una attenta valutazione di una tecnica che tende a svuotare di valore e di qualità la prestazione creativa pubblicitaria riducendola ad una mera fornitura a buon mercato, privandola di quei connotati di coerenza strategica tipici del rapporto di consulenza professionale e d’agenzia.

Daniele Di Lazzaro - Responsabile Public Sector Almawave del gruppo Almaviva , ha ricordato invece la forza e la velocità della Rete e soprattutto del Web 2.0, sottolineando la necessità per Aziende e Pubbliche Amministrazioni di ascoltare di ciò che “si dice sul Web”, auspicando però una maggiore attenzione agli aspetti normativi di tutela dei dati personali.

Paola Manfroni - Vice Presidente ADCI, ha fatto notare come il crowdsourcing sia incompatibile con le esigenze di riservatezza connessi alle strategie di comunicazione di una committenza seriamente impegnata a competere sul mercato, che ha anche bisogno di competenza professionale e consulenza duratura.

Dal suo punto di vista Valerio La Terza – Coordinatore Regionale TP Lazio nonché esperto di Diritto e Deontologia della Comunicazione, ha paventato il rischio che questo nuovo sistema di comunicazione possa essere al di fuori dalle autoregolamentazioni del settore pubblicità sotto vari aspetti, in primis per i dettami del Codice di Autodisciplina ma anche per gli aspetti legati al diritto d’autore e alla privacy.

Una serie di domande del folto pubblico presente ha chiuso l’incontro , con la considerazione finale che le Associazioni Professionali, a partire dalla TP e dall’ADCI , devono saper governare queste nuove tecniche, chiedendone anche la necessaria Autoregolamentazione, con l’obiettivo principale di garantire la Qualità del processo comunicativo.

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