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lunedì 21 novembre 2011
giovedì 6 ottobre 2011
AGCOM per una riforma del diritto d'autore in tempi brevi
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A Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) non sono mai piaciute troppo le critiche severe sulla proposta di regolamentazione del diritto d'autore recentemente presentata.
In occasione del convegno Italia Audiovisiva svolto ieri: "diritto d'autore e creatività" Calabrò è tornato sul tema, affermando con decisione che l'Autorità «non vuole diventare lo sceriffo di Internet» e che «nel nostro schema non c'è nessun limite alla libera espressione e diffusione del pensiero: abbiamo scartato in partenza logiche invasive del tipo di quelle adottate in Francia».
Secondo il presidente dell'AGCOM, l'HADOPI non solo si è mostrata «intrusiva» ma anche »poco efficace». Eppure il problema, secondo Calabrò, non sta soltanto nelle misure repressive che si possono adottare.
«La via giusta sarebbe la riforma del diritto d'autore per adeguarlo all'evoluzione tecnologica in atto. Sono 70 anni che si parla di questa riforma, quanto tempo ancora dobbiamo aspettare?» si chiede il presidente di AGCOM.
Quanto al regolamento, al momento si trova nelle mani delle autorità europee a Bruxelles, le quali faranno sapere che cosa ne pensano entro il prossimo 3 novembre; fino ad allora perdura un «dialogo informale con i blogger e più in generale con il popolo della Rete» sostiene Calabrò.
Nella stessa occasione ha preso la parola anche Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, il quale ha difeso l'importanza del diritto d'autore: «Se vogliamo contenuti di alto livello e alta qualità, qualcuno deve pagare; bisogna riconoscere il diritto d'autore perché se non si protegge il copyright, salta per aria tutto».
«Tra fiction e cinema, nel 2010 abbiamo investito oltre 300 milioni» ha continuato Confalonieri. «C'è chi sfrutta i contenuti senza pagare. La libertà digitale non va persa ma bisogna proteggere i contenuti originali».
In occasione del convegno Italia Audiovisiva svolto ieri: "diritto d'autore e creatività" Calabrò è tornato sul tema, affermando con decisione che l'Autorità «non vuole diventare lo sceriffo di Internet» e che «nel nostro schema non c'è nessun limite alla libera espressione e diffusione del pensiero: abbiamo scartato in partenza logiche invasive del tipo di quelle adottate in Francia».
Secondo il presidente dell'AGCOM, l'HADOPI non solo si è mostrata «intrusiva» ma anche »poco efficace». Eppure il problema, secondo Calabrò, non sta soltanto nelle misure repressive che si possono adottare.
«La via giusta sarebbe la riforma del diritto d'autore per adeguarlo all'evoluzione tecnologica in atto. Sono 70 anni che si parla di questa riforma, quanto tempo ancora dobbiamo aspettare?» si chiede il presidente di AGCOM.
Quanto al regolamento, al momento si trova nelle mani delle autorità europee a Bruxelles, le quali faranno sapere che cosa ne pensano entro il prossimo 3 novembre; fino ad allora perdura un «dialogo informale con i blogger e più in generale con il popolo della Rete» sostiene Calabrò.
Nella stessa occasione ha preso la parola anche Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, il quale ha difeso l'importanza del diritto d'autore: «Se vogliamo contenuti di alto livello e alta qualità, qualcuno deve pagare; bisogna riconoscere il diritto d'autore perché se non si protegge il copyright, salta per aria tutto».
«Tra fiction e cinema, nel 2010 abbiamo investito oltre 300 milioni» ha continuato Confalonieri. «C'è chi sfrutta i contenuti senza pagare. La libertà digitale non va persa ma bisogna proteggere i contenuti originali».
martedì 13 settembre 2011
Musica: la Ue approva Direttiva che estende da 50 a 70 anni il copyright sulle registrazioni.
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Il Consiglio Ue ha approvato oggi in via definitiva la Direttiva che estende i termini di protezione dei diritti sulle registrazioni musicali dagli attuali 50 a 70 anni. La proposta di Direttiva era già stata approvata dal Parlamento europeo nel 2009.
Gli artisti spesso, spiega la nota della Ue, cominciano la loro carriera in giovane età e la precedente durata di 50 anni non consentiva di tutelare i copyright per l’intera durata della loro vita.
La Direttiva prevede anche misure atte a garantire agli artisti, che hanno trasferito i loro diritti esclusivi ai produttori, di beneficiare della proroga per poter recuperare i diritti a determinate condizioni.
Gli Stati membri avranno due anni di tempo per accogliere le nuove disposizioni nelle legislazioni nazionali.
I Paesi che oggi garantiscono un maggior termine di protezione rispetto all’Unione Europea sono: USA (95 anni), Messico (75 anni), Cile (70 anni), Brasile (70 anni), Perù (70 anni), Turchia (70 anni), India (60 anni).
Gli artisti spesso, spiega la nota della Ue, cominciano la loro carriera in giovane età e la precedente durata di 50 anni non consentiva di tutelare i copyright per l’intera durata della loro vita.
La Direttiva prevede anche misure atte a garantire agli artisti, che hanno trasferito i loro diritti esclusivi ai produttori, di beneficiare della proroga per poter recuperare i diritti a determinate condizioni.
Gli Stati membri avranno due anni di tempo per accogliere le nuove disposizioni nelle legislazioni nazionali.
I Paesi che oggi garantiscono un maggior termine di protezione rispetto all’Unione Europea sono: USA (95 anni), Messico (75 anni), Cile (70 anni), Brasile (70 anni), Perù (70 anni), Turchia (70 anni), India (60 anni).
venerdì 9 settembre 2011
Proprietà intellettuale: la Ue propone sistema flessibile.
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Nuove guidelines dalla Ue sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale. In occasione di una conferenza, che s’è tenuta a Bruxelles, il Commissario per il Commercio internazionale e IPR, Karel De Gucht, nel proprio intervento ha sottolineato l’impegno della Commissione per la crescita economica e l’occupazione sul mercato interno ed esterno alla Ue.
Un elevato sistema di protezione della proprietà intellettuale è condizione essenziale per un'economia basata sulla conoscenza, come quella della Ue, e sulla tutela e promozione dei talenti.
L'importanza degli IPR è evidenziata da alcuni dati: nel 2009, il valore dei primi dieci brand nei paesi Ue è stato pari al 9% del PIL. Nel 2006 l'industria creativa basata sul copyright, come software, libri, quotidiani, musica e film, ha contribuito al 3,3% del PIL Ue e ha rappresentato circa 1,4 milioni di PMI con 8,5 milioni di posti di lavoro.
Per De Gucht abbiamo bisogno di regole che promuovano l'innovazione e non la inibiscano. In questo senso, ha citato il lavoro del Commissario Ue Michel Barnier che ha avviato la revisione della materia e, con una Comunicazione del maggio scorso, ha introdotto importanti modifiche.
Tra le altre cose, il brevetto unico della Ue, la revisione delle norme Ue sui marchi volta a semplificare la procedura di registrazione e le procedure doganali. Ma anche il riesame della Direttiva IPR Enforcement del 2004 per migliorare l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale in ambito digitale e affrontare i problemi causati da differenti normative all'interno dei Paesi Ue.
Tutto questo consentirà di beneficiare di un mercato interno più armonizzato e favorirà le relazioni con i Paesi terzi a cui si potrà chiedere la collaborazione per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale.
Secondo le nostre previsioni, ha aggiunto il Commissario Ue, il 90% della crescita mondiale nei prossimi 5 anni si registrerà nei Paesi emergenti. Questo offre enormi opportunità per le imprese europee, ma al tempo stesso rappresenta una sfida importante che richiede una strategia di successo per investimenti in marketing, innovazione e aggiornamento tecnologico. Per essere più competitive e difendere la loro leadership, le imprese europee dovranno essere in grado di usare gli input provenienti dal mercato interno ma anche dai Paesi extraeuropei, senza correre il rischio di violazione dei loro IPR.
Un elevato sistema di protezione della proprietà intellettuale è condizione essenziale per un'economia basata sulla conoscenza, come quella della Ue, e sulla tutela e promozione dei talenti.
L'importanza degli IPR è evidenziata da alcuni dati: nel 2009, il valore dei primi dieci brand nei paesi Ue è stato pari al 9% del PIL. Nel 2006 l'industria creativa basata sul copyright, come software, libri, quotidiani, musica e film, ha contribuito al 3,3% del PIL Ue e ha rappresentato circa 1,4 milioni di PMI con 8,5 milioni di posti di lavoro.
Per De Gucht abbiamo bisogno di regole che promuovano l'innovazione e non la inibiscano. In questo senso, ha citato il lavoro del Commissario Ue Michel Barnier che ha avviato la revisione della materia e, con una Comunicazione del maggio scorso, ha introdotto importanti modifiche.
Tra le altre cose, il brevetto unico della Ue, la revisione delle norme Ue sui marchi volta a semplificare la procedura di registrazione e le procedure doganali. Ma anche il riesame della Direttiva IPR Enforcement del 2004 per migliorare l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale in ambito digitale e affrontare i problemi causati da differenti normative all'interno dei Paesi Ue.
Tutto questo consentirà di beneficiare di un mercato interno più armonizzato e favorirà le relazioni con i Paesi terzi a cui si potrà chiedere la collaborazione per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale.
Secondo le nostre previsioni, ha aggiunto il Commissario Ue, il 90% della crescita mondiale nei prossimi 5 anni si registrerà nei Paesi emergenti. Questo offre enormi opportunità per le imprese europee, ma al tempo stesso rappresenta una sfida importante che richiede una strategia di successo per investimenti in marketing, innovazione e aggiornamento tecnologico. Per essere più competitive e difendere la loro leadership, le imprese europee dovranno essere in grado di usare gli input provenienti dal mercato interno ma anche dai Paesi extraeuropei, senza correre il rischio di violazione dei loro IPR.
mercoledì 31 agosto 2011
Come SN & community avvicinano il cliente e alimentano la collaborazione
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La contagiosa mania del social network non opera distinzioni: colpisce infatti anche la categoria dei liberi professionisti che, caduti nella rete “sociale”, abitano il web.
Professionisti, Ordini, associazioni e consulenti si iscrivono a Facebook per accorciare le distanze con il cliente, ma anche per ottimizzare i rapporti con i vertici di categoria. Il social network, infatti, diventa habitat naturale del professionista, nonché terreno fertile per una continua collaborazione e cooperazione tra le diverse categorie professionali e, soprattutto, tra i livelli gerarchici di esse. Le associazioni usano Facebook come luogo di sfogo e di riflessione in merito alle problematiche, diffuse soprattutto tra i giovani, che ormai caratterizzano il mercato dei professionisti: la bacheca dà voce ad attualità, politica ed economia, stimolando il confronto e la conoscenza in vari ambiti di interesse. La ratio di tale approccio al web risiede senza dubbio in una forte esigenza di condivisione e comunicazione: la rete funge da collante tra le realtà lavorative, dove il dialogo sembra essere la prerogativa assoluta. In una situazione simile a quella odierna ogni strumento di informazione e comunicazione diventa essenziale al fine di risolvere problematiche tecniche e sostanziali, nonché di alimentare la coesione degli interessi e scopi che solitamente sono a capo di un’associazione o di un ordine di categoria.
Così il social network diventa un nuovo modus operandi del professionista, attraverso il quale l’attività del professionista è palesata e messa in discussione. Facebook avrà anche conquistato un’importante fetta dei professionisti, ma c’è qualcuno che ha preferito personalizzare la finestra “professionale”, creando un social network ad hoc riservato agli iscritti: Inarcommunity, che attualmente vanta più di 5 mila adepti. L’interesse si persegue senza esitazione attraverso l’innovazione: servendosi del web, della notorietà di Facebook e della sete di risposte e soluzioni immediate.
Così tecnica professionale e politica di categoria per la prima volta abitano lo stesso luogo, permettendo ai membri di attingere ciò che soddisfa in un determinato tempo la richiesta o il dubbio. Dietro la “socializzazione” dei professionisti si intravede la volontà di arrivare prima al cliente, attraverso un servizio migliore e ben pubblicizzato: conoscersi e farsi conoscere, quindi, potrebbe essere il monito che ha spinto professionisti, ordini e associazioni di categoria a iscriversi a Facebook, dove il luogo di discussione diventa anche luogo di esposizione.
Professionisti, Ordini, associazioni e consulenti si iscrivono a Facebook per accorciare le distanze con il cliente, ma anche per ottimizzare i rapporti con i vertici di categoria. Il social network, infatti, diventa habitat naturale del professionista, nonché terreno fertile per una continua collaborazione e cooperazione tra le diverse categorie professionali e, soprattutto, tra i livelli gerarchici di esse. Le associazioni usano Facebook come luogo di sfogo e di riflessione in merito alle problematiche, diffuse soprattutto tra i giovani, che ormai caratterizzano il mercato dei professionisti: la bacheca dà voce ad attualità, politica ed economia, stimolando il confronto e la conoscenza in vari ambiti di interesse. La ratio di tale approccio al web risiede senza dubbio in una forte esigenza di condivisione e comunicazione: la rete funge da collante tra le realtà lavorative, dove il dialogo sembra essere la prerogativa assoluta. In una situazione simile a quella odierna ogni strumento di informazione e comunicazione diventa essenziale al fine di risolvere problematiche tecniche e sostanziali, nonché di alimentare la coesione degli interessi e scopi che solitamente sono a capo di un’associazione o di un ordine di categoria.
Così il social network diventa un nuovo modus operandi del professionista, attraverso il quale l’attività del professionista è palesata e messa in discussione. Facebook avrà anche conquistato un’importante fetta dei professionisti, ma c’è qualcuno che ha preferito personalizzare la finestra “professionale”, creando un social network ad hoc riservato agli iscritti: Inarcommunity, che attualmente vanta più di 5 mila adepti. L’interesse si persegue senza esitazione attraverso l’innovazione: servendosi del web, della notorietà di Facebook e della sete di risposte e soluzioni immediate.
Così tecnica professionale e politica di categoria per la prima volta abitano lo stesso luogo, permettendo ai membri di attingere ciò che soddisfa in un determinato tempo la richiesta o il dubbio. Dietro la “socializzazione” dei professionisti si intravede la volontà di arrivare prima al cliente, attraverso un servizio migliore e ben pubblicizzato: conoscersi e farsi conoscere, quindi, potrebbe essere il monito che ha spinto professionisti, ordini e associazioni di categoria a iscriversi a Facebook, dove il luogo di discussione diventa anche luogo di esposizione.
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Il Team di Pubbliright
a
10:57
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commenti
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giovedì 18 agosto 2011
Buone vacanze!!
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In attesa dei prossimi post, il Team di Pubbliright vi augura buone vacanze!!
Ci vediamo al nostro ritorno!!!
Ci vediamo al nostro ritorno!!!
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